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Giacomo Garzya, Napoli, Ist. Ital. Studi filosofici, Palazzo Serra di Cassano, 29 aprile 2015





IL MIO DODICESIMO LIBRO DI POESIE, Napoli 2015

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"I SASSI PARLANO", NAPOLI 2016, IUPPITER EDIZIONI, TREDICESIMA RACCOLTA DI POESIE DI GIACOMO GARZYA, E' USCITA ALLA FINE DI OTTOBRE 2016 ED E' DISTRIBUITO ON LINE.

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QUATTORDICESIMA RACCOLTA DI POESIE DI GIACOMO GARZYA


INCROCIARSI

I miei passi
incrociano i tuoi passi,
come la bora presa tra
grecale e levantino,
come gli occhi tuoi
quando incrociano i miei,
nella timidezza dell'ombra,
che non cela il desiderio
di stringere
il petto al petto, di sentire
il battito sincrono
all'unisono,
pronto a dirigere il timone
verso una terra nuova,
con gli alisei alle spalle.

Marina del Cantone, 26 novembre 2016

GRETA


Il tappeto era di purissimo oro,
come al Topkapi,
e riluceva ai raggi del sole
e tu Greta, splendida creatura
del leone, cercavi i tuoi amici
lupacchiotti, che si rotolavano
di gioia per te su quel vello d'oro,
per renderti felice, tu gli occhi
a cercare il sorriso di mamma
e papà.

Napoli, 2 dicembre 2016


GUERRE


Nella Grande Guerra,
che doveva essere l'ultima
delle guerre,
soldati i caduti,
tanti senza terra
i contadini, ma anche
artisti, poeti, ceto medio,
tutti con un pezzo di carta
gli ufficiali,
e alla fine la conta degli orfani
e delle vedove
a aspettare il ritorno dei cari
invano.
Dopo
altre guerre piú insensate ancora,
tutte croci
di uomini, donne,
vecchi, bambini e
di Ebrei, vittime sacrificali,
tanto ormai la guerra ogni
germoglio di vita colpiva,
fino all' odio di oggi,
dove la propria vita si distrugge,
per distruggere la vita degli altri.

Napoli, 6 dicembre 2016

A OCCHI APERTI


Il tuo volo di notte,
nella stanza dei sogni
delle sfere colorate,
dei cubi sospesi nell'aria,
come al parigino Cirque
d'Hiver,
continua di giorno,
nel riverbero del pieno sole,
l'inverno alle porte,
e è radente sulla cresta
delle onde argentate,
e porta con sé il tuo sorriso,
tu che sogni a occhi aperti
anche di giorno.

Marina del Cantone, 8 dicembre 2016


OLOCAUSTO

Davanti al cappio della storia,
invano, un barlume di umana luce
cercavi in Venere,
lì in quel punto del cielo a cogliere
i tuoi occhi irrorati di sangue
e invano il tuo tardivo rimorso,
davanti al patibolo,
cercava luce in Sirio,
accompagnata da Orione,
lì, nel cielo privo di nuvole,
per dare luce alle tue mani
lorde di morte,
di teste mozze raccolte nei cesti,
di corpi accatastati per divenire cenere,
di corpi rovesciati dalle scavatrici
nelle fosse comuni,
di corpi cremati negli incandescenti forni.

Un pianeta e una stella fissa
nelle tenebre,
per dare luce alle ignominie del mondo,
le tenebre della tua coscienza malvagia,
che suscita ribellione in ciascuno di noi.

Così l'Olocausto,
un tempo lontano fuoco
e sacrificio di agnelli,
disciolse nel sangue gli umori cattivi
dell'uomo.

Napoli, 27 gennaio 2017

FANNY, NOVE ANNI DOPO


L'esistenza
è anche solitudine e dolore,
come vorremmo riabbracciare
il sorriso di una persona cara
e non vederlo solo nella filigrana
della memoria.

Napoli, 6 febbraio 2017

ZEFIRO


Il leggero soffio da ponente
la primavera annuncia
con le sue ghirlande di fiori,
quella da Lorenzo voluta
nella sua corte medicea,
e tra le mani Zefiro alato
ha la sposa felice e bella,
bella tra le belle,
che adornano il bosco,
di fiori e frutti magnifici
carichi i rami.

Napoli, 13 febbraio 2017


PER FELICE


Scrutare a lungo
negli occhi,
è come cercare nell'altro
una fedeltà, una verità,
una certezza.
Una vita, la tua vita,
a cogliere nell'iride,
nelle pupille, l'interiorità,
tanto forte e tanto fragile
a seconda del nostro vissuto,
dei nostri patemi,
delle nostre gioie,
dei nostri lutti nell'anima.
Eppure la tua forza morale
un'umana fragilità nasconde,
quella di potersi sbagliare
o quella di sentirsi solo giudice
davanti alle incognite della vita,
davanti alla complessità
dell'umano pensiero.
Eppure la forza morale,
che è in te, ti protegge
dalla solitudine,
quella che è degli uomini,
che sanno vivere solo
in superficie
e che non sanno scandagliare
se stessi.

Napoli, 20 febbraio 2017


GABBIANI


L'urlo dei gabbiani,
sulle pareti di grigio calcare,
qui a Capri,
come dalle Alpi Dinariche
al San Gottardo e oltre,
rimbomba nell'anima
e il turbine del volo
sulle rocce a picco sul mare,
l'idea dà d'un mondo libero,
lungi dal chiasso,
che trovi in città, un mondo
legato al rumore,
non all'urlo libero.
È questo un chiasmo della vita.
Legacci
o libertà di librarsi nell'aria
con gli amici gabbiani,
qui a Pizzolungo,
il cielo lanuginoso,
in questo giorno di fine febbraio.

Capri, 22 febbraio 2017

LUCE A GERUSALEMME?

La luce interiore
sulle colonne del Santo Sepolcro
filtra, a illuminare gli ostensori
di tre religioni.

Ora gli ebrei ortodossi
e i loro rabbini,
con vestiti antracite
su camicie bianchissime,
le barbe arcaiche e lunghe
fino a toccare i libri dei salmi,
a pregare lì, al Muro del pianto.

Ora i cattolici, i melchiti, gli armeni,
gli ortodossi,
i paramenti ricchi di preziosi ricami,
a spargere incenso nelle messe solenni.

Ora i Mu'adhdhin
a cantilenare l'invito alla preghiera
sulla spianata del Tempio
o delle Moschee.

Tanta preghiera, davvero tanta e sentita,
la sacra devozione,
luce e pace dovrebbero portare
a Gerusalemme,
invece tu, in modo palpabile,
risentimento cogli,
odio antico, rabbia, contesa,
da parte di chi non ha mai saputo
ascoltare fino in fondo
il Verbo di Dio, dell'unico Dio.

Napoli, 27 febbraio 2017


NOSTALGIA

Come non ricordare
le brughiere e i capelli al vento,
la mano nella mano di tua madre,
quando il Mar del Nord
ti scuoteva dentro,
nel profondo
e tu cercavi quello schiaffo sul viso,
per provare l'ebbrezza
dello stordimento.
Un sentimento, la nostalgia,
che procura dolore, malinconia,
un sentimento, una tristezza
per ciò che è stato e che non è più.
Allora il ricordo del soffio
nei capelli, lo schiaffo del vento,
si vuole ritorni
per lenire il dolore di ciò che
è solo un dolce ricordo.

Napoli, 28 febbraio 2017

UN FRAMMENTO DI SCHUMANN

Sai scavare nel profondo
di ciascuno di noi
e il violino e il piano,
nella tua Seconda grande sonata,
balsamo sono per le ferite
dell'anima,
nelle tempeste, nelle cadute,
nelle resurrezioni della vita.

Un frammento della tua opera,
della tua travagliata esistenza,
prima della gabbia a Endenich.

Napoli, 1 marzo 2017

IL VUOTO


a Francesco del Franco


La vertigine era nel vuoto,
la dolomite del faraglione
non aveva certo questa paura,
e viveva, perché anche ciò,
che sembra amorfo,
ha una vita, non biologica,
ma una vita.
L'ascesa alla vetta regolare era,
come il cuore degli arrampicatori,
tranne per uno non nato
per la montagna
e la salita, lui legato
al capocordata, era un incubo.
Maledetta l'idea di vedere
le lucertole azzurre,
l'idea di provare l'ebbrezza
del vuoto,
il tragitto breve e sicuro.
Lo strapiombo sul mare,
quanto di più bello
in quel di Capri
e il vuoto,
una colmata di coraggio,
a spegnere le vertigini
della vita.

Napoli, 7 marzo 2017

LA CONVERSIONE


La conversione
è salvifica,
per quanto ne sappia io,
sia che riguardi l'anima,
che il cuore.
Comunque è una sofferenza,
una prova, una paura
davanti all'ignoto.
La vita nella sua normalità,
la salvezza dell'anima
per chi crede,
la salvezza del corpo
per chi è in bilico col cuore,
che bene deve pulsare, deve,
per gli amici e per gli affetti
piú cari.

Napoli, 9 marzo 2017


RESPIRO


Com'è dolce il vento,
il mare,
quando ti accarezza,
tu disteso sui sassi,
il limite tra ciò che si muove
e ciò che sembra inanime,
tra ciò che è vita
e ciò che vive per il tuo
respiro.

Marina del Cantone, 11 marzo 2017


MARE AMICO

È vermiglio
il sangue sulla terra.
Nessuna vera ragione
dalle teologie o dalle religioni
per la morte di un bimbo.
Sì, è il Padre che ti ha chiamato
a lui
e tu figlio martoriato dal mare,
lì sulla battigia riverso,
a dire che non è così.
Chi ti ha portato via,
figlio, da me, io tuo padre,
il Padre che ti chiamava
per adornare la chiesa di santi?
E tu, bambino,
deturpato dall'annegamento,
a destare orrore,
finché dalla notizia,
si passa a un'altra notizia
e tu, bambino, non sei mai morto.

Napoli, 12 marzo 2013


MIGRARE


Le ali dei fenicotteri
del colore della fenice
erano pronte a dispiegarsi
per il volo, come vele al vento.
Li vidi in Marocco, in Egitto,
poi a nidificare da noi,
nella Camargue,
sul delta del Danubio, a Cagliari,
all'isola di San Pietro
e in tanti altri posti
di cui non ho ricordo.

Viaggiano, viaggiano,
migrano senza barriere
e sono protetti.

Napoli, 13 marzo 2013

VENTOSO


Ventoso,
prima di germinale.
"Dai", ancora pochi giorni
e ci porti all'equinozio
della bella stagione.
Oggi, l'orizzonte
ancora brumoso,
il mare e i campi ancora ventosi,
anche se nella baia di Napoli
tutto è possibile,
anche una primavera
a febbraio o a gennaio.
Ancora spogli i rami,
ma già i peschi e i mandorli
in fiore.
È il gioco della natura
nei climi miti e di te Musa,
che regoli a tuo capriccio
i colori dei campi

Napoli, 17 marzo 2017

SIESTA


Quante cose nella penombra,
il ticchettio d'un orologio

il respiro affannoso d'un incallito fumatore

il pulsare accelerato del polso,
che senti fino alla gola,
per l'inquietudine
di non riuscire a prendere sonno

il rivoltare il cuscino
per l'ansia d'un appuntamento
alle 17 in punto
a las cinco en punto de la tarde

il maledire una telefonata improvvisa
senza risposta.

Allora ci si arrende e ci si alza nervosi,
addio siesta,
e il pensiero subito corre alla sigaretta,
ma il pacchetto è vuoto,
come l'ora e i minuti appena trascorsi.

Napoli, 19 marzo 2017

IL TEMPO SCORRE


Il rosso pompeiano,
a macchia copriva l'intonaco,
colore dava al tufo qua e là,
un vestito ormai logoro,
il vento della storia
a corrodere i pigmenti,
come gli anni a scarnire
il volto, un tempo bello,
d'una donna, che aveva sedotto,
ora, ancora, con i suoi occhi
profondi.

Napoli, 20 marzo 2017

EUTIMIA


L'equilibrio cercavi
sulla corda tesa,
lì in uno dei circhi
vaganti nel mondo.
Tutto era fantasmagorico,
le luci come stelle filanti
le musiche originali
i passi di danza
degli elefanti
i cavalli bianchi
con arabeschi d'oro.
E tu lì in alto a guardare
con un'asta, che ti impediva
di precipitare,
che ti dava serenità per gioire
della bellezza dello spettacolo,
della tua bravura,
del plauso dei bimbi
a guardarti rapiti.

Napoli, 21 marzo 2017

PESCATORI ALLA CORRICELLA


Rammendare le maglie
delle reti, un'arte antica,
è come immaginare la lotta
dei pesci più grossi
per la vita e la libertà,
un buco qua, uno là.
Oggi nel borgo, distesa
è l'atmosfera al suono
delle campane di Santa
Maria delle Grazie,
i pescatori chiusi nelle case,
dopo una notte a ritirare
le reti e, talvolta, a lottare
col mare.

Procida, 22 marzo 2017

MATERNITÀ


La dolcezza di una madre
per il figlio,
la puoi trovare
nelle Madonne col bambino
di Raffaello
e, quando è tua figlia
la madre,
la gioia è più grande,
il volto trasfigurato
e il bacio del ninno,
una grande bellezza.

Napoli, 23 marzo 2017

MELANCOLIA


L'agave era appuntito
come una freccia,
era a tormentare il cuore
d'un uomo stanco,
chiuso in una buia stanza
a ricordare solo per un momento
le bianche scogliere di Dover,
dove il vento aveva irrorato il sangue
e la mente,
ora il buio della stanza di giorno,
i pensieri ammutoliti,
la voglia di uscire frenata
dalla melancolia,
il silenzio opprimente
e a tanta tristezza
non un motivo.

Napoli, 26 marzo 2017

SULLA LABILITÀ DELLA MEMORIA


Molto labile nella memoria,
pur di grande intelligenza
e perspicacia,
Michel de Montaigne
di questa debolezza soffriva,
perché nelle amicizie
potesse nuocergli,
passando per un amico
di cui non ci si potesse fidare,
lui che dimenticava facilmente,
ma non gli amici,
l'amicizia importante
come la libertà
e il raggiungimento della verità,
lui pessimista e scettico.

Napoli, 30 marzo 2017

CANDIDA


Il cielo era coperto,
ma candida era la tua anima
e non era questione di nuvole.
Tu eri in pace con te stessa
e il tuo immaginario sereno
come il mio, all'unisono,
come capita ai fiori dei mandorli.
Candida,
anche un paesino irpino,
dove passeggiare puoi
tra mura antiche,
come assaporare l'aglianico
di queste terre,
benedette dai fiori di primavera.

Napoli, 2 aprile 2017

L'INGANNO


A volte,
capita, Medea moderna,
che la madre induca
le sue fobie nel figlio
e psichicamente lo uccida
e gli addossi, poi, la colpa
della sua follia.
Questa lacerazione per la vita
si perpetuerà,
come quando staccati dal seno
materno si vorrebbe volare
con le proprie ali senza appieno
riuscirvi.
Questo è l'inganno,
non crimine cosciente,
ma inconscio malessere
d'una vita.

Napoli, 4 aprile 2017

LEVIATANO


L'istinto di conservazione
della specie
non è propria dell'uomo,
che spesso divora,
come un leviatano
di potere avido e sangue,
il debole, l'indifeso,
che gli si para dinanzi.
Un tempo con archi e frecce,
oggi con bombe, gas
e aerei visibili e invisibili,
con cui si uccide
senza vedere in viso il bambino,
che gioca nel cratere
d'una bomba.
Impotente,
il continuo eccidio d'innocenti,
puoi vedere dai satelliti
o dai reporter a terra,
per poi in fretta rimuovere,
dopo la prima sconvolgente
emozione, davanti a una
nuova notizia:
kamikaze bomba
su chiese copte in Egitto.

Tutto ciò non accade
tra una tigre e una tigre,
tra un lupo e un lupo.

Napoli, 11 aprile 2017

GINESTRA

I fiori dal colore dell'oro
centinaia di arbusti ricoprivano,
lì sullo sperone roccioso d'un'isola
immaginaria,
dove viveva la tua immagine,
la tua anima,
la tua persona spenta
in un giorno di febbraio
da un avverso destino.
Eppure
quel giallo oro di ginestra
ti rappresenta, ancora ora,
è il colore del tuo sorriso,
che onorava il giovedì santo
con la preghiera,
nell'attesa della morte
e della Resurrezione di Cristo,
tu fervente di fede.

Napoli, 13 aprile 2017

LE RIVE


Trieste
cammina sulle Rive,
il mare adagiato sul cuore.
Tutto è remoto
al Molo Audace,
anche il borino, che
la pioggia tiene lontana.
Il fascino di ieri,
oggi, nei palazzi maestosi
persiste,
nel sole che si nasconde,
per poi apparire, tutto
d'un fiato, a dare sollievo
in un giorno instabile,
come si dice lo sia lo spirito
di tanti triestini.

Trieste, 15 aprile 2017


QUANTO TEMPO ANCORA?


I lampioni si accendono
sul Canale
e la magia della luce
dà vita alla sera e poi
alla notte.
Il respiro in sintonia col vento
dolce di primavera.
Quanto tempo ci è dato
di vivere la magia della sera?
Di vivere la notte e il giorno
ancora?
Fin quando il respiro
sarà in armonia col cuore
e il cuore con il battito
delle campane.

Trieste, 17 aprile 2017

I PENSIERI VOLANO


I pensieri volano
quando cala il vento,
che la mente ottunde
fino a sopraffare ogni
ragionamento.
Ma l'ebbrezza del vento
è una grande emozione,
che chiude le porte
alla tristezza
e le ali apre
per un lungo volo
sulla cresta delle onde,
fino a Montalto,
fino ai Faraglioni,
fin'oltre Gibilterra.

Marina del Cantone, 20 aprile 2017

LE SCALE


Quando l'affanno
ti prende,
non sai se sia l'erta salita
o gli acciacchi o gli anni.
Forse è la difficoltà
a sopportare il peso
della vita,
gli ostacoli incontrati,
i lutti, che feriscono dentro,
profondamente l'anima.
Ciò è quando si sale,
ma poi si scende
e tutto è più lieve
e la bonomia ritorna,
ché la vita è così,
bella anche così,
un salire e uno scendere.

Napoli, 26 aprile 2017

PIOGGERELLINA


Le gocce dal cielo
non sono mai uguali,
legate sono all'umore
delle nuvole,
dense, più dense,
meno dense,
ma se si vive a Parigi,
o qui a Napoli in primavera,
sono solo una dolce
romantica compagnia,
che non turba i capelli,
il viso di chi sa vivere
in pace con se stesso.

Napoli, 27 aprile 2017

NEL NOME DEL PADRE


Ti penso spesso Padre mio
e non distinguo Te
dal padre, che mi ha generato,
autorevole, buono
e un grande Maestro.
Ho indossato per un po'
i tuoi abiti,
tu eri meno alto di me,
ma mi sei stato di compagnia
anche cosí.
Poi li ho dismessi
piano piano,
ma il tuo ricordo è sempre
in me,
tu che dal balcone mi davi un ciao,
ogni volta che me ne andavo,
sia che tu stessi bene,
sia che fossi malandato.
Alla fine,
il padre è assimilabile
al Padre, che sta nei cieli.
È lui che forgia il nostro destino.

Napoli, 29 aprile 2017

BORDERLINE


I confini non ben definiti,
pervasi dal fumo grigio
d'una città industriale,
la morale comune fatta
a pezzi,
una navigazione senza bussola
e con mille paure,
l'ira da far tremare il mare.
Un pensiero il tuo,
che annullava l'altro
del minuto prima,
ti faceva soffrire,
tu incatenata ai ceppi
del tuo destino.

Napoli, 2 maggio 2017

SULL'ISOLA VERDE


È ora il tempo dei gelsomini,
profumati e radiosi
nel loro biancore
e il Castello carico
di leggende e storie
il mare abbraccia a difesa,
nel suo tufo caldo
ai raggi del sole.
Il verde domina sulle
colline e dà un senso
di pace,
fin sull'Epomeo,
oggi placido dispensatore
di terme,
un tempo remoto
distruttore di uomini
e case.

Casamicciola, 3 maggio 2017

RETI


Cercavi nelle reti,
gabbia della vita,
una via d'uscita
per vivere libero
i tuoi sentimenti,
oltre il frastuono
della città,
delle gomme
sull'asfalto, in libera
frenata davanti alle strisce
zebrate.
Qui, alla Corricella,
il silenzio,
perché tu rifletta
sul senso dell'amore,
in contrasto con l'odio,
che si propaga sulla terra,
per nulla.

Procida, 5 maggio 2015

OCCHI


Attraverso un vetro pompeiano
vedevo i tuoi occhi:
erano circonfusi
dal colore del lapislazzulo,
proni al volere degli dei,
che avevano fatto di te
una divinità,
patrona delle ninfe,
che si affacciano
sul golfo di Napoli.
Tutto era profetico,
il tuo futuro
e il sorso di cecubo
a irrorare le vene
per osannare i tuoi occhi,
dolci come la luna, caldi
come il sole.

Napoli, 11 maggio 20!7

MISTERI


I misteri dell'esistenza
spesso legati sono
a quelli della fede,
che si può avere e non avere,
per imperscrutabili motivi,
che fanno parte della storia
di ciascuno di noi.
Gesù risorto,
questo un mistero capitale,
da esso tutto dipende,
credere o non credere
nella divinità di Cristo.
Tu lo preferisci uomo,
più vicino a te,
un grande uomo, certo,
che ti ha insegnato a dare
senza ricevere, a amare,
a non discriminare.
Tu vorresti Gesù
fra le tue braccia,
vorresti guardarlo negli occhi
per arrivare a credere
la sua divinità,
come gli Apostoli,
per avere quel calore,
che ti possa sorreggere
nella vita e nel giorno
del tuo mancamento.

Napoli, 21 maggio 2017

PROFUMI


I profumi
sono nell'aria di primavera
e nelle isole tutto
si concentra nelle centinaia
di arbusti
dai fiori odorosi e nei pini,
che ombra danno coi loro
ombrelli e esaltano
la tua bellezza di ninfa
coi capelli racchiusi
in un soffio di vento,
sogno di eterna giovinezza
della mente e del cuore.
Il patto di Faust
coi fiori di primavera.

Napoli, 22 maggio 2017

SCIROCCO


Bafuogno a Capri
e Ischia,
bafagna a Procida,
poche miglia,
il concetto non cambia.
È uno strozzare il respiro
stordire la mente,
ma pazienti si aspetta
il maestrale,
che di solito il pomeriggio
si affaccia
per irrorare quella cappa pesante
d'umido, per stenderla
sul tappeto del mare
e dare aria agli oleandri,
all'immaginazione
al desiderio di scorgere
di nuovo i gabbiani volare.

Procida, 7 giugno 2017

VOLARE LIBERI


Ho un amico alato, Nico,
che ai salti
alle acrobazie nel vuoto
ha dedicato una vita.
Su un biplano
vola ora felice,
sono contento per lui,
anche se non posso non dire
che nutro una certa invidia.
Eppure
ho volato tanto anch'io,
ma non su un biplano
anni Trenta, color tuta mimetica,
dove sono d'obbligo
il giaccone di pelle
e gli occhialoni di Italo Balbo
o di tanti eroi dell'aviazione.
Si puó essere felici anche così,
librandosi tra le nuvole,
sulle dolci campagne
a bassa quota
o sugli sterminati oceani,
proprio come nei libri
del mio idolo,
Antoine Jean Baptiste Marie Roger
de Saint-Exupéry,
Terre des hommes e Vol de nuit.

Napoli, 13 giugno 2017

LIMONE DI PANE


Tu sei buono come il pane,
si dice,
ma a Procida
i limoni di pane attecchiscono
come in nessun'altra parte
del mondo,
figli della feracità di questa terra,
baciata dal sole e dal mare.
Allora,
si può anche dire qui
nell'isola di Arturo:
tu sei buono come il limone
di pane,
che appena colto
subito va affettato
per non dargli il tempo
di diventare amaro,
come capita nella vita
quando dalla gioia
si può cadere
in un improvviso dolore.
Il pane del limone,
un vero zucchero,
bianco come la neve,
per deliziare un giorno felice.

Procida, 14 giugno 2017

LIBERE


Che le criniere al vento
delle puledre berbere
del Maghreb,
ora libere,
si fondano con i colori
degli arcobaleni in cielo.
Meglio puledre libere
che giumente da soma.

Napoli, 20 giugno 2017

COME UNA COMETA


La tua chioma, Fanny,
era come quella di una cometa.
Sei apparsa piena di luce fulgente
e te ne sei andata così presto,
per esplorare il tuo universo
fino a toccare con le tue mani
il sole e scioglierti così in un Angelo,
sempre presente nella nostra vita
col tuo ineguagliabile sorriso.

Napoli, 25 giugno 2017

LA MOSCA


Il vino era sincero,
un rosso del bordolese
di antica memoria.
Impregnava di sé il cervello,
che fantasticava cose belle,
ronzando una mosca
davanti agli occhi.
Era una mosca?
O un modo nuovo di vedere
la realtà?
O un distacco di retina
imminente?
La verità è che il vino sincero
è come gli uomini,
ora disposti a sposare la verità,
ora a frodare gli altri e se stessi,
nel tormento
d'una mosca davanti agli occhi.

Napoli, 27 giugno 2017

ESTATE


È una giornata
senza afa,
si respira e il pensiero
va a te vegliardo,
che hai bisogno di respirare
a pieni polmoni i tuoi anni.
Costi quel che costi,
vivere devi libero dagli affanni,
tu che ami l'arrivo dell'estate,
il famoso solstizio dei Druidi,
il sole allo Zenit,
che cacci via il freddo dalle ossa.
Godi la luce, il giorno più lungo,
che sia per te una rinascita.

Napoli, 1 luglio 2017


ASELMEYER


Il castelletto Aselmeyer,
a monte del liberty napoletano
fatto di speranze e decori,
come un signorotto antico,
domina il via vai del Corso
e piace perché vede il Vesuvio,
Capri e Mergellina,
un coacervo di colori
e tu dal torrione li cogli tutti,
alle luci soffuse del tramonto,
come all'alba, quando compare
il sole e fa del Vesuvio un incendio
di rossi, aranci e fughe di nuvole,
in un'eruzione perenne.

Napoli, 3 luglio 2017

PÁNTA RHEÎ


Vi erano due querce
le radici intrecciate
indissolubili,
poi, un triste giorno,
la piena della Schelda
sradicó tutto
e gli alberi così forti
in vita
trascinati furono
alla foce del fiume,
per perdersi nel mare,
per non ricongiungersi
più
le radici spezzate.

Ma, come in una fiaba,
venne il giorno
che le querce si ribellarono
alla forza del mare
e sul dorso d'un delfino
vinsero anche la corrente
del fiume,
ammirarono il porto
di Anversa
e ritrovarono il loro nido,
intrecciando di nuovo
le radici tra loro,
indissolubili,
vinte le intemperie del fiume
e la forza del nordico mare.

Tutto scorre
tutto muta
tutto diviene
tutto ritorna.

Napoli, 4 luglio 2017

IL BAMBI


Il bambi
era lí nella radura,
cercava la madre.
Si era allontanata
in cerca di cibo fresco
per nutrire il suo piccolo,
ma era stata circondata
da un branco di lupi feroci.
Non aveva scampo,
ma recitó
comunque una preghiera
per rivedere il suo bambi,
poi invocó suo padre,
un capriolo saggio, rispettato
nel bosco.
Allora il più anziano dei lupi
si commosse e la lasció
andare.
Il cammino a ritroso era impervio
e il bambi dov'era? Non era più
dove l'aveva lasciato.

Era invece coi lupi, piccoli
e grandi.
Chiamó la mamma capriola,
finché lei udì il richiamo
e tornó sui suoi passi.

Ritrovó il piccolo a giocare
coi lupacchiotti
e fu vera festa nel bosco.

Napoli, 6 luglio 2017

DENTINI


Alla piccola Greta,
come a tutti i cuccioli
bambini,
crescono i dentini
e fanno male i dentini.
Greta piange lacrime
a cascate
e allora pensa al bosco,
dove gli amici lupacchiotti,
anche loro,
cacciano i dentini,
ma senza piangere,
senza dolore.
Per loro è più facile
che per i bambini.
Allora, Greta
vuole diventare
un lupacchiotto,
vuole che sua mamma
diventi mamma lupa
per dare latte
a tutti nel bosco,
per fare del bosco
tutt'una casa di fratelli.
E le more e le fragoline
a dare colore al visetto di Greta,
che ora non piange più e gioca
coi fratellini lupacchiotti,
a nascondino,
a mosca cieca,
mentre la mamma,
ora lupa,
guarda felice e contenta.

Napoli, 10 luglio 2017

L'ASSENZA

A zio Charles


L'antro della Sibilla
era percorso in lungo
e in largo,
ma non vi era traccia
di vaticinii.
Eppure tu ne avevi bisogno,
per il tuo futuro,
perché breve era il tempo
da vivere,
considerando ciò che già
intensamente avevi vissuto.
Eppure l'assenza dei vaticinii
pesava,
era una perdita di coscienza,
era un'assenza grave.
Come poter brancolare nel buio
fino all'ora fatale?
Come non avere chiaro il percorso
ancora da intraprendere?
Sapendo che i passi da percorrere
sarebbero stati brevi
e non più lunghi?

Napoli, 24 luglio 2017

L'ABSENCE

Pour oncle Charles

L'antre de la Sybille
était parcouru de long
en large,
mais il n'y avait nulle trace
de vaticinations.
Et pourtant tu en avais besoin,
pour ton avenir,
parce que bref était le temps
à vivre,
vu ce que tu avais déjà
intensément vécu.
Et pourtant l'absence
de vaticinations
pesait lourd,
c'était une perte de conscience,
c'était une grave absence.
Comment pouvoir avancer
à tâtons dans l'obscurité
jusqu'à l'heure fatale?
Pourquoi ne pas voir clairment
le parcours qu'il fallait
encore entreprendre?
Conscient que les pas
à parcourir allaient être courts
et, jamais, plus longs.

Naples le 24 juillet 2017

(trad. di Viviana Bolognesi Peeters)

DELOS


E i delfini a coppie
danzarono a fior d'acqua,
regali come il tempio
alla dea Iside, dalle colonne
di marmo pario splendenti.
Il granito e il marmo a Delos
furono sovrani
e tutto voleva essere una sola
preghiera agli dei, prima solo
Apollo e Artemide,
poi Mercurio e Afrodite,
fino alle divinità siriache
e al dio degli ebrei.
In pace visse Delos
per molti secoli,
ma venne l'infausto giorno,
in cui Mitridate profanó tutto
col ferro e col fuoco
e le pietre tornarono
a essere pietre,
ma in esse oggi permane
lo spirito dei templi
e la via sacra maestosa
la senti ancora battuta
dal vento divino.
Delos, l'isola sacra,
dove non si poteva nascere,
né si poteva morire.

Delos, 31 luglio 2017


IL VENTO


I mulini
erano proni alla forza
del vento e don Quijote
non poteva combatterli,
perché non erano draghi,
ma tanti uomini moltiplicati
per cento.
Il vento placava l'arsura
e il sole picchiava di meno,
non si era nella Mancha,
ma in un'isola cicladica,
in un cerchio sferzato
dal vento di nord-est,
in un giorno d'estate,
quando gli amori maturano
come le spighe di grano.

Mykonos, 1 agosto 2017

LA BARCA


Cercavi nella nebbia
una barca dondolante.
Era il riflesso
della tua inquietudine,
del tuo cercare almeno una verità,
nel marasma di bugie,
che incrociano
la vita, quella tua, quella di tutti.
Ed ecco la barca, sicuro approdo
per non annegare in un mare
ostile. È lui che gonfia il petto
per gridare al vento
la propria angoscia
di vivere senza certezze,
in un'epoca incerta e non ancora
ben definita.
Così, vede la barca
il mare nero,
senza luce, senza brillii.
Anch'essa si ribella alle nebbie,
ai grigi della vita
e quando il vento spira forte,
beccheggia, dondola di dolore,
portando con sé
le amarezze,
i dubbi degli uomini, la fragilità
e insieme
la forza della natura.

Napoli, 4 settembre 2017

GOCCE


Dopo una pioggia insistente,
lungo un filo,
una lunga teoria di gocce aggrappate,
in modo geometrico e perfetto.
Esiste una fisica in tutte le cose,
come esiste un'anima in ciascuno
di noi,
legati a un destino,
che decreta quando si deve cadere
o quanto vi è ancora da vivere.
Le gocce, quale scoperta!
Occorre attendere solo un raggio
di sole,
perché cadano nel vuoto.

Napoli, 10 settembre 2017

IL FIELE DELLA TERRA


Il fiele della terra
in una coppa.
Bevi tutto d'un fiato,
per esorcizzare il male,
per esserne immune
e continua a cercare
il Sacro Graal,
col sangue di Cristo!

Napoli, 12 settembre 2017

A MIA MADRE


Tu, lontana erica
nelle brughiere
del profondo Nord,
inspiri l'aria delle gesta
dei prodi di Carlo Magno,
sepolto a Aix-la-Chapelle
e sempre vivo nel nostro
immaginario.
Tu erica,
nel mio animo sempre
presente,
come il più bel ricordo
di mia madre,
donna della Campine
piú remota,
battuta da tutti i venti
del Mar del Nord,
che sollevano le sabbie
bianche e gli arbusti
stordiscono.

Napoli, 13 agosto 2017

INQUIETUDINE

A Selene Salvi


Volevi raggiungere un'isola
per chiudere le tue emozioni
in un luogo, dove le pareti
precipitano sul mare.
Il precipizio è inquietudine.
È il confine tra l'orrido
e la bellezza del sublime.
Solo un gabbiano
può capire questo confine,
perché non sfracella mai
sulle rocce, ma volteggia
su e giù, padrone della vita.
L'inquietudine è propria
dell'uomo, che non ha le ali
per circoscrivere la paura.
La paura del tonfo nel vuoto,
vuoto che toglie la vita,
ma che negli abissi marini
puó anche portare a un
amplesso con ninfe leggiadre,
mai viste né lette nei racconti
di eroi.

Napoli, 14 settembre 2017

DISQUIET


You sought an isle
to quiet your soul,
a place where cliffs
drop to the sea
from that high line of disquiet
between fear and beauty.
Only a gull knows this line,
skimming fearless to and fro
on the rocky height,
master of life.
Disquiet is always with us,
we have no wings
to dispel the fear
of the dull thud,
the dead drop into the void
that takes our life,
yet in the depths of the sea
still opens a world
of lovely nymphs
untold, unseen
even in the tales of heroes.

Naples, 14 September 2017

(trad. di Jeff Matthews)

LA NOSTRA MEMORIA


Ogni uomo ha una personale
colonna sonora,
dove la musica, le canzoni,
le note, le parole,
sono un film della memoria,
che si vivifica in ogni istante,
nei momenti belli
o nelle malinconie,
nella penombra
d'una stanza.
L'emozione, la gioia
d'un affettuoso amorevole
abbraccio
o le ferite aperte
non si assopiscono mai,
e l'uomo le rivive sempre,
come accade per i miti,
le leggende, le storie cantate
dagli antichi trovatori
e dai moderni.

Napoli, 17 settembre 2017

PRIMI PASSI

per Greta

Quanti passi per percorrere
la tua Grande Muraglia?
Oggi, il primo
e non hai neanche
mostrato gioia o meraviglia
per l'evento, tanto naturale
deve essere per te,
come per i cuccioli
della savana.
Eppure i primi passi
ti porteranno pian piano
a una grande libertà,
ai cento, poi ai mille,
per arrivare a vincere
le maratone della vita.

Napoli, 19 settembre 2017

ALLA SALUTE DEGLI AMICI
PIÚ CARI


Prosit, e così sia,
in questo tempio
della bellezza, che è
la Marina di Praia.
Buon pro vi faccia
e il vino scorra
per esaltare il fiordo,
le rocce incombenti
sul mare.
L'amicizia sacra.

Marina di Praia, 23 settembre 2017

IL CRINALE


A Ferruccio Valerio


Il crinale era scosceso
e ti aspettavo con ansia,
il giorno lungo e noioso,
tu linfa nelle mie tenebre,
soprattutto quando il sole
va a nascondersi dietro
quella linea sicura fatta
di roccia eterna,
per un tramonto imperiale,
in piena montagna,
lungi dal mare, che mi manca,
invero, per i suoi orizzonti,
ma che mi appartiene
per buona parte dell'anno.

Napoli, 29 settembre 2017

UN SOGNO


Riverso sul letto,
nel sonno di Morfeo
profondo,
ti scopri ricoperto di foglie.
Sono spesse, carnose, dolci
e i rami abbarbicati sul tuo corpo
si attorcigliano ad arte
lungo le gambe, il collo,
le braccia.
Ma al risveglio,
non sono i profumati fiori
di cera ad accoglierti,
invece le calde braccia della tua
donna, unica e insostituibile
e profumata d'arancio.

Napoli, 30 settembre 2017

FALCHI

I falconieri
li puoi trovare nei deserti
d'Arabia,
come nei castelli federiciani,
in una corsa indietro nel tempo.
Sono principi,
perché principe è il falco,
una saetta nel cielo,
fiero e nobile nel volo
e il più veloce di tutti
sulla terra.

Napoli, 1 ottobre 2017

SOLITUDINI


Cos'è la solitudine,
se non le lacrime di Selene
in un calice?
Tutti possono brindare con te,
perché nonostante gli amici fedeli,
non si può non pensare al tu per tu
con l'assenza del respiro,
con la morte,
non quella fisica,
ma quella che germina rose
nei giardini del silenzio,
nell'attesa dell'aurora, che apre
a un nuovo giorno, che apre
al sorriso, più dolce espressione
di tante strette di mano,
dopo giorni, ore, minuti di silenzio.

Napoli, 20 ottobre 2017

NUVOLARI


Quando i tuoi occhi
guardano nel profondo
l'orizzonte, il traguardo
della pista,
non vi è il rischio di sbattere
contro il muro della paura.
Tutto è lineare in te,
nel circuito dei bolidi
dai motori ultrasonici,
e la vita
è sempre una conquista.
È come nascere due volte,
un'infinità di volte,
librandoti
tra le nuvole dell'eterno.

Napoli, 23 ottobre 2017

MOGADISCIO


A Mogadiscio,
a centinaia i morti
innocenti, un record
di morti in un solo giorno,
come in Siria, in Iraq
in Birmania, o in altri teatri
di guerra nel mondo.
È pace questa?
o il maligno prevale su tutto?
sui sentimenti buoni delle genti.
Il maligno esiste,
lo sapeva San Francesco,
lui a bestemmiare il demonio,
per scacciarlo dalla sua anima.
Infatti il male lotta contro il bene
e spesso prevale, la fede debole
alle lusinghe del diavolo.

Marina del Cantone, 29 ottobre 2017

GLI UOMINI VORREI FRATELLI


E gli occhi negli occhi
e le mani nelle mani,
questa è pace nel mondo,
che tutti desideriamo,
nell'amore di noi uomini
per la felicità,
nell'amore di noi per le sfere
celesti, per i nostri fratelli,
dai deboli ai forti, dai fortunati
per nascita ai diseredati,
consci che il cammino è irto
di ostacoli, non impossibile,
ma ricco della luce dei buoni
sentimenti, dai bimbi ai grandi.

Napoli, 31 ottobre 2017

PATATRAC


Il crollo degli ideali,
patatrac.
La rivoluzione d'ottobre,
patatrac.
Il capitalismo selvaggio,
patatrac.
I diritti umani,
patatrac.
Le guerre e l'odio,
patatrac.
E ci si sveglia al mattino,
dopo una notte di incubi,
patatrac.
E si vive il giorno
nel ricordo degli incubi,
patatrac.

Napoli, 8 novembre 2017

BUIO

Il buio incombeva
e il marciapiede,
i lampioni spenti
per chissà quale motivo,
era nero come la pece,
come la morte,
gli alberi soprastanti
ancora più neri.
Qualcuno afferma che la morte
sia un passaggio
nella luce accecante,
ma tu non conosci nessuno
che possa confermare ciò.
Rimane il fatto
che non vi era neanche
la luna a rassicurare i passi.
E tu eri nel buio assoluto.
Che angoscia, che ansia,
quando tutto nella notte
dovrebbe essere illuminato,
come il ponte di Brooklyn,
come la Tour Eiffel,
per dare una speranza di vita.
Tua figlia morta,
tra gli abiti neri del lutto,
come avviene da noi,
nel buio o nella luce?
È certo che, nel buio
o nella luce,
ella, nei giorni di pioggia,
è l'unica ragione della tua
poesia.

Napoli, 10 novembre 2017


Giacomo Garzya