GIACOMO GARZYA SCRIVE SULL’IMMAGINARIO FEMMINILE NEGLI ACRILICI DI ARTURO D’ASCANIO, VISTI NEGLI ANNI 2024 E 2025

Tra il 2024 e il 2025, nelle tre mostre personali allestite tra Trieste e Barcola (30 maggio e 12 dicembre 2024, 15 marzo 2025), Arturo D’Ascanio ha offerto al pubblico un itinerario coerente e insieme cangiante della propria indagine sull’immaginario femminile. Gli acrilici esposti in queste occasioni non si limitano a rappresentare la Donna: la interrogano, la evocano, la attraversano come territorio simbolico e interiore.
Da anni D’Ascanio celebra la femminilità in tutte le sue sfaccettature, ma in questo ciclo recente la ricerca sembra farsi più consapevole, quasi meditativa. Le figure emergono da campiture intense, talvolta vibranti di colore, talvolta immerse in neri e bianchi essenziali, dove la sottrazione diventa linguaggio. È una pittura che fa poesia: non descrive, ma allude; non definisce, ma suggerisce. Il volto femminile, spesso sospeso tra presenza e sogno, diventa luogo di una narrazione silenziosa.
Non è casuale il dialogo ideale con Virginia Woolf, più volte citata dall’artista. Come nella scrittura woolfiana, anche qui l’interiorità prevale sull’azione, il flusso emotivo sulla cronaca. Le donne di D’Ascanio non sono personaggi, ma coscienze: abitano una dimensione in cui il tempo sembra rarefatto, e lo sguardo – quando incontra quello dell’osservatore – diventa domanda aperta.
Particolarmente emblematiche sono le sue “Clarisse”, figure che condensano il mistero e la complessità del femminino. In esse si avverte una tensione tra forza e fragilità, tra luce e ombra. Il mistero, lungi dall’essere un cliché, è qui riconosciuto come cifra ontologica: qualcosa che non si svela del tutto, che resiste alla definizione e proprio per questo affascina.
Nelle mostre del 2024 e 2025, D’Ascanio sembra andare oltre la semplice celebrazione estetica: la Donna diventa simbolo di una ricerca più ampia, quasi metafisica. Il colore si fa materia emotiva, il bianco e nero spazio di introspezione. L’artista sublima le sue figure, ma non le idealizza in modo astratto: le rende universali attraverso la loro interiorità.
Così, tra Trieste e Barcola, si è delineato un percorso che conferma la coerenza della sua poetica e insieme ne segna un’evoluzione. L’immaginario femminile negli acrilici di Arturo D’Ascanio si afferma come un campo di esplorazione inesauribile: un viaggio nel mistero, nella memoria e nella coscienza, dove la pittura diventa atto di conoscenza e omaggio profondo alla complessità della Donna.

Giacomo Garzya

Tutte le foto sono state scattate da Giacomo Garzya

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