GIACOMO GARZYA SU HENRI CARTIER – BRESSON

Per quanto riguarda il “cogliere l’attimo”, mi piace ricordare Henri Cartier-Bresson, padre del fotogiornalismo e grande maestro della fotografia “umanista”.
Per lui la macchina fotografica era uno strumento preciso come la penna del poeta o il pennello del pittore e, grazie alla Leica 35 mm, iniziò, agli inizi degli anni Trenta, la sua grande avventura come fotografo, cogliendo fin da subito l’importanza dell’attimo.
Questo concetto trova la sua espressione più famosa nel suo celebre libro “Images à la sauvette” del 1952 ( molto noto come “The Decisive Moment”, il titolo dell’edizione in inglese), una raccolta di fotografie accompagnata da una breve ma importante introduzione. Qui Cartier-Bresson definisce la fotografia come l’arte di riconoscere e catturare l’istante preciso in cui forma, significato ed emozione si combinano perfettamente. È un momento che dura una frazione di secondo e che, una volta perso, non ritorna.
Per questo il fotografo deve essere rapido e intuitivo, pronto a cogliere ciò che accade senza costruirlo artificialmente. La realtà va osservata con attenzione: la composizione, fatta di linee, geometrie ed equilibrio, è importante quanto il contenuto umano. Non si tratta solo di tecnica, ma di uno sguardo allenato, capace di anticipare ciò che sta per accadere. La fotografia migliore nasce quando testa, occhio e cuore lavorano insieme.
In pratica, il suo insegnamento è imparare a “vedere” prima ancora che a scattare: non basta premere il pulsante, bisogna riconoscere quell’attimo unico in cui tutto acquista senso. A questo proposito, sono emblematiche due sue frasi estratte dal suo libro: «Il n’y a rien dans ce monde qui n’ait un moment décisif» e
«Photographier, c’est mettre sur la même ligne de mire la tête, l’œil et le cœur».
Nel 1947, cofondando la Magnum Photos insieme a Robert Capa, David “Chim” Seymour e George Rodger, contribuì a rendere il fotogiornalismo moderno.

Trieste 25 aprile 2026

Giacomo Garzya

 

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