Pubblico in questo mio sito maree2001.it nuovamente la mia poesia lunga Marlin. Il grande pesce, vela e spada insieme, è qui immaginato al largo di Cuba, testimone della storia dell’isola. Il marlin è anche il simbolo del celebre “The Old Man and the Sea” dello scrittore che amo di più, Ernest Hemingway, tornato all’attenzione quest’anno grazie alla ripubblicazione, sulla rivista “Outdoor Life” (8 marzo 2026), della testimonianza diretta del 1935 di Arnold Samuelson, intitolata “Beating Sharks to Marlin”, dedicata alle battute di pesca sullo yacht Pilar e alle epiche lotte con marlin e squali vissute accanto al grande scrittore, anche nelle acque di Cuba.
Questa poesia lunga fu dapprima abbozzata a Procida il 24 dicembre 2015, per delineare, nelle sue linee generali, i principali eventi della storia cubana. La scrittura vera e propria iniziò poi a Trinidad de Cuba il 29 dicembre 2015, alimentata dalle emozioni vissute in presa diretta durante il viaggio in autobus tra L’Avana, Trinidad e infine Cayo Santa María, dove la poesia fu completata il 3 gennaio 2016.
La carissima amica Andríz López García, eccellente guida cubana, tradusse il poemetto in spagnolo. La traduzione fu poi pubblicata nella mia tredicesima raccolta di poesie, “I sassi parlano” (Napoli, Iuppiter Edizioni, 2016). Il volume venne presentato a Napoli, all’Istituto italiano per gli Studi filosofici, il 15 dicembre 2016, e inviato a Omar Valiño Cedré, illustre intellettuale e critico teatrale cubano, che gradì l’omaggio. Marlin venne successivamente ripubblicato nel mio libro di poesie “Delos” (2020), sempre per Iuppiter Edizioni, e infine nella mia diciannovesima raccolta poetica, “Viaggio poetico tra luoghi e storia”, pubblicata dalla Fondazione Mario Luzi nel 2025.
MARLIN
E il Marlin
era lì a ascoltare il brusio
sommesso del mare,
tutto baciava le onde,
il sole
il vento
dell’Oceano grande infinito,
del golfo dei Maya,
del Mar dei Caraibi.
E il Marlin
vide ondeggiare le palme
reali e tutte le palme,
per la forza degli uragani
per le forze del male
e vide i pellicani nascondersi
nel loro becco,
non più a tuffarsi nel mare.
E il Marlin
vide il cielo irrorarsi di sangue
per le stragi degli indios
e per l’eroica morte di Hatuey
e vide gli avvoltoi cibarsi
delle carogne dei vinti,
gli avvoltoi sempre
in agguato
e come aquile piombare
dal cielo, a centinaia
in tutta l’isola grande di Cuba.
E il Marlin
vide correre in cerca d’oro
e argento
pirati e corsari
e vide L’Avana invasa dal fuoco
delle nemiche bombarde
e gli accecanti bagliori
dei cannoni sui vascelli
imperiosi.
E il Marlin
sentì delle fruste lo schiocco
sulla pelle dei neri schiavi,
dall’Africa giunti a forza
a lavorare canna e tabacco
e sentì e vide i neri
cantare e ballare
nel ricordo delle radici
lontane,
ammantati di tanti colori
quanti erano i villaggi
dell’Africa.
E il Marlin
vide spezzarsi le catene
dei neri
e gli spagnoli imprecare
contro la poesia e il coraggio
di José Martì
e vide la lotta per la libertà,
che fu lunga.
E il Marlin
vide il lusso degli Hotel
e delle case
e donne scollate
sulle sfavillanti cadillac
dei gringos,
in corsa verso il piacere
dei sensi
e la voglia di annegare
nel rum
più pregiato del Mar
delle Antille.
E il Marlin
vide la povera gente
vivere di semplici cose,
ogni giorno, ogni minuto
al ritmo di son, rumba e salsa
e vide il grande divario
tra poveri e ricchi
e non solo all’Avana,
dove le case di chi ha nulla,
è uno sproposito dirle case.
E il Marlin
vide cadere il corrotto Batista
per mano del Che e di Castro
e la Revoluciòn fu il nuovo
per Cuba
e vide i cubani inneggiare
a Fidel
e lesse nei volti creoli e
mulatti
la gioia di ricevere e dare,
d’amare la vita e sorridere
alla cattiva sorte della povertà
e della fame.
E il Marlin
vide le scuole piene di bimbi
a studiare,
ché l’ignoranza non porta a nulla.
E il Marlin
ammirò il coraggio del popolo
e la sua storia
e bevve la canchanchara
dei guerriglieri asserragliati
sulle sierre dell’isola
e si immerse di nuovo
nel mare.
Cayo Santa Maria, 3 gennaio 2016
Giacomo Garzya
MARLIN
Y el Marlin
estaba allí para escuchar el tenue
rumor del mar,
todo besaba las olas
el sol
el viento
del océano grande infinito,
del Golfo de los Mayas,
del Mar del Caribe.
Y el Marlin
vio ondear las palmas reales
y todas las palmas,
por la fuerza de los huracanes
por las fuerzas del mal.
y vio a los pelícanos esconderse
en su pico,
para nunca mas sumergirse en el mar.
Y el Marlin
vio el cielo salpicarse de sangre
por la matanzas de indios
y por la heroica muerte de Hatuey
y vio los buitres alimentarse
de la carroña de los vencidos.
Los buitres siempre al acecho
y como águilas se desploman del cielo,
centenares,
en toda la gran isla de Cuba.
Y el Marlin
vio correr en busca de oro y plata
piratas y corsarios
y vio La Habana invadida por el fuego
del bombardeo enemigo
y por el cegador resplandor
de los cañones de las imperiosas flotas.
Y el Marlin
sintió el chasquido de los látigos
sobre la piel de los negros esclavos,
a la fuerza separados de África,
para trabajar en la caña y el tabaco
y sintió y vio a los negros
cantar y bailar
en el recuerdo de las lejanas razas,
cubiertos de tantos colores
como aldeas habían en África.
Y el Marlin
vio quebrarse las cadenas de los negros
y los españoles imprecar
en contra de la poesía y el coraje
de Jose Martí
y vio la lucha por la libertad
que fue larga.
Y el Marlin
vio el lujo de hoteles y casas
y mujeres escotadas
sobre los centellantes Cadillacs de los gringos,
acelerados sobre el placer de los sentidos
y el deseo de ahogarse en el ron
más presiado del Mar de las Antillas.
Y el Marlin
vio la pobre gente
vivir de simples cosas,
cada día, cada minuto,
al ritmo del son, de la rumba y la salsa
y vio la gran diferencia
entre ricos y pobres
y no solo en La Habana,
donde la casa de quien no tiene nada,
es un desatino decirle casa.
Y el Marlin
vio caer al corrupto Batista
por mano del Che y de Castro
y vio una nueva Cuba con su Revolución
y vio a las cubanos aclamar a Fidel
y leyó en sus rostros criollos y mulatos
la gloria de dar y recibir,
de amar la vida y sonreirle
a la mala suerte de la pobreza
y del hambre.
Y el Marlin
vio las escuelas llenas de niños estudiantes,
porque la ignorancia no aporta nada.
Y el Marlin
admiró el coraje del pueblo
y su historia
y bebió la canchanchara
de los guerrilleros atrincherados
en las Sierras de la Isla.
Y se sumergió de nuevo
en el mar.
Giacomo Garzya
(trad. di Andriz Lòpez Garcia)

