GIACOMO GARZYA E IL SUO POEMETTO “MARLIN”, TRA PROCIDA (24 DICEMBRE 2015), TRINIDAD DE CUBA (29-30 DICEMBRE 2015) E CAYO SANTA MARIA (3 GENNAIO 2016)

Pubblico in questo mio sito maree2001.it  nuovamente la mia poesia lunga Marlin. Il grande pesce, vela e spada insieme, è qui immaginato al largo di Cuba, testimone della storia dell’isola. Il marlin è anche il simbolo del celebre “The Old Man and the Sea” dello scrittore che amo di più, Ernest Hemingway, tornato all’attenzione quest’anno grazie alla ripubblicazione, sulla rivista “Outdoor Life” (8 marzo 2026), della testimonianza diretta del 1935 di Arnold Samuelson, intitolata “Beating Sharks to Marlin”, dedicata alle battute di pesca sullo yacht Pilar e alle epiche lotte con marlin e squali vissute accanto al grande scrittore, anche nelle acque di Cuba.

Questa poesia lunga fu dapprima abbozzata a Procida il 24 dicembre 2015, per delineare, nelle sue linee generali, i principali eventi della storia cubana. La scrittura vera e propria iniziò poi a Trinidad de Cuba il 29 dicembre 2015, alimentata dalle emozioni vissute in presa diretta durante il viaggio in autobus tra L’Avana, Trinidad e infine Cayo Santa María, dove la poesia fu completata il 3 gennaio 2016.

La carissima amica Andríz López García, eccellente guida cubana, tradusse il poemetto in spagnolo. La traduzione fu poi pubblicata nella mia tredicesima raccolta di poesie, “I sassi parlano” (Napoli, Iuppiter Edizioni, 2016). Il volume venne presentato a Napoli, all’Istituto italiano per gli Studi filosofici, il 15 dicembre 2016, e inviato a Omar Valiño Cedré, illustre intellettuale e critico teatrale cubano, che gradì l’omaggio. Marlin venne successivamente ripubblicato nel mio libro di poesie “Delos” (2020), sempre per Iuppiter Edizioni, e infine nella mia diciannovesima raccolta poetica, “Viaggio poetico tra luoghi e storia”, pubblicata dalla Fondazione Mario Luzi nel 2025.

 

 

MARLIN

 

E il Marlin

era lì a ascoltare il brusio

sommesso del mare,

tutto baciava le onde,

il sole

il vento

dell’Oceano grande infinito,

del golfo dei Maya,

del Mar dei Caraibi.

 

E il Marlin

vide ondeggiare le palme

reali e tutte le palme,

per la forza degli uragani

per le forze del male

e vide i pellicani nascondersi

nel loro becco,

non più a tuffarsi nel mare.

 

E il Marlin

vide il cielo irrorarsi di sangue

per le stragi degli indios

e per l’eroica morte di Hatuey

e vide gli avvoltoi cibarsi

delle carogne dei vinti,

gli avvoltoi sempre

in agguato

e come aquile piombare

dal cielo, a centinaia

in tutta l’isola grande di Cuba.

 

E il Marlin

vide correre in cerca d’oro

e argento

pirati e corsari

e vide L’Avana invasa dal fuoco

delle nemiche bombarde

e gli accecanti bagliori

dei cannoni sui vascelli

imperiosi.

 

E il Marlin

sentì delle fruste lo schiocco

sulla pelle dei neri schiavi,

dall’Africa giunti a forza

a lavorare canna e tabacco

e sentì e vide i neri

cantare e ballare

nel ricordo delle radici

lontane,

ammantati di tanti colori

quanti erano i villaggi

dell’Africa.

 

E il Marlin

vide spezzarsi le catene

dei neri

e gli spagnoli imprecare

contro la poesia e il coraggio

di José Martì

e vide la lotta per la libertà,

che fu lunga.

 

E il Marlin

vide il lusso degli Hotel

e delle case

e donne scollate

sulle sfavillanti cadillac

dei gringos,

in corsa verso il piacere

dei sensi

e la voglia di annegare

nel rum

più pregiato del Mar

delle Antille.

 

E il Marlin

vide la povera gente

vivere di semplici cose,

ogni giorno, ogni minuto

al ritmo di son, rumba e salsa

e vide il grande divario

tra poveri e ricchi

e non solo all’Avana,

dove le case di chi ha nulla,

è uno sproposito dirle case.

 

E il Marlin

vide cadere il corrotto Batista

per mano del Che e di Castro

e la Revoluciòn fu il nuovo

per Cuba

e vide i cubani inneggiare

a Fidel

e lesse nei volti creoli e

mulatti

la gioia di ricevere e dare,

d’amare la vita e sorridere

alla cattiva sorte della povertà

e della fame.

 

E il Marlin

vide le scuole piene di bimbi

a studiare,

ché l’ignoranza non porta a nulla.

 

E il Marlin

ammirò il coraggio del popolo

e la sua storia

e bevve la canchanchara

dei guerriglieri asserragliati

sulle sierre dell’isola

e si immerse di nuovo

nel mare.

 

Cayo Santa Maria, 3 gennaio 2016

Giacomo Garzya

 

 

MARLIN

 

Y el Marlin

estaba allí para escuchar el tenue

rumor del mar,

todo besaba las olas

el sol

el viento

del océano grande infinito,

del Golfo de los Mayas,

del Mar del Caribe.

 

Y el Marlin

vio ondear las palmas reales

y todas las palmas,

por la fuerza de los huracanes

por las fuerzas del mal.

y vio a los pelícanos esconderse

en su pico,

para nunca mas sumergirse en el mar.

 

Y el Marlin

vio el cielo salpicarse de sangre

por la matanzas de indios

y por la heroica muerte de Hatuey

y vio los buitres alimentarse

de la carroña de los vencidos.

Los buitres siempre al acecho

y como águilas se desploman del cielo,

centenares,

en toda la gran isla de Cuba.

 

Y el Marlin

vio correr en busca de oro y plata

piratas y corsarios

y vio La Habana invadida por el fuego

del bombardeo enemigo

y por el cegador resplandor

de los cañones de las imperiosas flotas.

 

Y el Marlin

sintió el chasquido de los látigos

sobre la piel de los negros esclavos,

a la fuerza separados de África,

para trabajar en la caña y el tabaco

y sintió y vio a los negros

cantar y bailar

en el recuerdo de las lejanas razas,

cubiertos de tantos colores

como aldeas habían en África.

 

Y el Marlin

vio quebrarse las cadenas de los negros

y los españoles imprecar

en contra de la poesía y el coraje

de Jose Martí

y vio la lucha por la libertad

que fue larga.

 

Y el Marlin

vio el lujo de hoteles y casas

y mujeres escotadas

sobre los centellantes Cadillacs de los gringos,

acelerados sobre el placer de los sentidos

y el deseo de ahogarse en el ron

más presiado del Mar de las Antillas.

 

Y el Marlin

vio la pobre gente

vivir de simples cosas,

cada día, cada minuto,

al ritmo del son, de la rumba y la salsa

y vio la gran diferencia

entre ricos y pobres

y no solo en La Habana,

donde la casa de quien no tiene nada,

es un desatino decirle casa.

 

Y el Marlin

vio caer al corrupto Batista

por mano del Che y de Castro

y vio una nueva Cuba con su Revolución

y vio a las cubanos aclamar a Fidel

y leyó en sus rostros criollos y mulatos

la gloria de dar y recibir,

de amar la vida y sonreirle

a la mala suerte de la pobreza

y del hambre.

 

Y el Marlin

vio las escuelas llenas de niños estudiantes,

porque la ignorancia no aporta nada.

 

Y el Marlin

admiró el coraje del pueblo

y su historia

y bebió la canchanchara

de los guerrilleros atrincherados

en las Sierras de la Isla.

 

Y se sumergió de nuevo

en el mar.

Giacomo Garzya

(trad. di Andriz Lòpez Garcia)

 

Giacomo Garzya a Trinidad de Cuba (foto di Andríz López García, 30 dicembre 2015). Segue la stessa Andrìz a Cienfuegos (foto di Giacomo Garzya, 29 dicembre 2015). Nella terza foto a L’Avana in Plaza de la Revoluciòn (foto di Paola Celentano Garzya, 27 dicembre 2015) e nelle ultime due a L’Avana, il celebre Bar di Ernst Hemingway “La Bodeguita del Medio” (foto di Giacomo Garzya, 27 dicembre).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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