GIACOMO GARZYA: FELICE PER LA BELLISSIMA RECENSIONE DI MAX DE FRANCESCO AI MIEI ULTIMI DUE LIBRI FOTOGRAFICI APPENA PUBBLICATI

OGGI 30 APRILE 2026 E’ ON LINE “CHIAIA MAGAZINE”, LA RIVISTA NAPOLETANA IN CUI SI PARLA DEI MIEI DUE LIBRI FOTOGRAFICI PUBBLICATI A NAPOLI DALLA CASA EDITRICE IUPPITER E PRESENTATI IN MODO MIRABILE, IL 23 APRILE 2026, A PALAZZO GOPCEVICH DALLA DOTT.SSA CLAUDIA COLECCHIA, RESPONSABILE DELLA FOTOTECA DEI CIVICI MUSEI DI STORIA ED ARTE DEL COMUNE DI TRIESTE E DALLA CRITICA D’ARTE ARCH. MARIANNA ACCERBONI . PER LA BELLISSIMA RECENSIONE QUI RIPORTATA UN AFFETTUOSO GRAZIE ALL’EDITORE MAX DE FRANCESCO, SCRITTORE, GIORNALISTA, PRODUTTORE CINEMATOGRAFICO, ORMAI DA PIU’ DI VENT’ANNI UNA GRANDE E DURATURA AMICIZIA.

 

Garzya nel mito dell’onda

(di Max De Francesco – Chiaia Magazine)

 

 

Il 22 aprile, giorno in cui si è celebrata la Giornata mondiale della Terra, ricorrenza dedicata alla tutela del pianeta e alla promozione di uno sviluppo sostenibile, sono usciti i libri fotografici del poeta e fotoreporter Giacomo Garzya: “Mare – Sponde e onde dal mondo” e “Echi di Pietra sulle rotte delle sirene – Gli ellenismi nel Mediterraneo”.

Due volumi preziosi, in versione “deluxe”, pubblicati da Iuppiter Edizioni come si faceva con le opere celebrative di una volta: grande sforzo produttivo, carta pregiata, cura estrema nella grafica e lavorazione tipografica artigianale. “Mare” è un viaggio incredibile in 312 pagine attraverso le acque del pianeta – dalle perle del Mediterraneo fino al paradosso del lago d’Aral – che promuove la forza della natura e la seduzione della scoperta; “Echi di pietra sulle rotte delle sirene” è l’entrata in un palinsesto di memorie fatto di templi, statue e tracce di civiltà in cui il mito è il potente filo conduttore.

Il ciclo di presentazioni dei libri è iniziato giovedì 23, nella città mitteleuropea di Trieste, presso la Sala Bobi Bazlen di Palazzo Gopcevich. Insieme all’autore sono intervenuti Claudia Colecchia, responsabile della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte del Comune di Trieste, e l’architetto e critica d’arte Marianna Accerboni, che hanno accompagnato il pubblico alla conoscenza della ricerca visiva dell’autore, caratterizzata da una solida attenzione alla luce, al paesaggio e alle suggestioni culturali mediterranee.

Garzya, la cui cifra maestra, sia nel’arte poetica che in quella fotografica, è di essere lo “storico dell’attimo”, sviluppa con virtuosa ossessione la relazione tra sguardo e natura, tra anima e panorama, alimentata costantemente da viaggi mai svagati o di superficie, perché proiettati con intensità rara nell’interiorità, nell’addentrarsi nelle comunità del mondo per capirne il senso, i valori, i riti, la verità, i colori, i silenzi.

Non c’è dubbio che Garzya sia un cuore mediterraneo, per formazione, temperamento e cultura. Il suo fotografare, riprendendo una citazione dello storico francese Fernand Braudel sul Mediterraneo, «è un susseguirsi di mari e di civiltà accatastate le une sulle altre». Nella notevole prefazione a “Echi di pietra sulle rotte delle sirene”, Chiara Spatuzzi indaga l’orizzonte interpretativo dell’autore e scrive: «L’opera si configura come un’indagine critico-visiva che supera la dicotomia tra documento e lirismo, proponendo un’ermeneutica del paesaggio in cui la rovina non è assenza, ma eco di civiltà che hanno contribuito a plasmare l’intera tradizione culturale dell’Occidente. In questa prospettiva il Mediterraneo diviene una vera e propria categoria culturale: un luogo di incontri, conflitti e scambi che nei secoli ha generato una delle matrici più durature della civiltà europea. Il volume si colloca entro questa dimensione interpretativa, restituendo al paesaggio mediterraneo il suo carattere di crocevia storico e simbolico, dove le tracce del passato continuano a dialogare con la sensibilità contemporanea».

In “Mare”, che Garzya ha definito «il libro della vita”, il Mediterraneo è sponda di partenza e l’acqua, come dice bene nella nota introduttiva al volume Fabio Curcio, «è il denominatore comune del racconto fotografico con i suoi riflessi, le onde, gli animali ad essa connessi, i volti umani – poche volte ritratti – che descrivono la personalità e la storia umana dell’Autore, in particolare attraverso i luoghi amati. Così Capri, la Costiera e le tre città di mare Napoli, Venezia e Trieste, in cui ha vissuto tante emozioni, ne tratteggiano la “zona di conforto”, le atmosfere congeniali».

Acque del globo, attraversate e fermate nel mito dell’onda o nello scrigno di cieli cangianti, mari scattati per testimoniare spazi liberi, fondali segreti, orizzonti cercati e custodi di rivelazioni. Maurizio Ribera d’Alcalà, nella prefazione scrive: «Se l’uomo cerca sicurezza nella terra, è nelle baie, nei golfi e nelle magiche sponde che questa tensione si scioglie: sono luoghi di confine che offrono protezione ma, al contempo, alimentano il desiderio di conoscenza.

I libri acquatici e “calcarei”di Giacomo Garzya, pronti a salpare per un tour di presentazioni che prevede tappe a Napoli, Capri e in Costiera amalfitana, affascinano e rapiscono sia chi ha l’anima viandante di Chatwin sia chi ha lo sguardo di Proust.

 

30 aprile 2026

 

 

 

 

 

 

 

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