GIACOMO GARZYA SCRIVE UNA LETTERA A UNA CARISSIMA AMICA, TRIESTE 15 GENNAIO 2026

Carissima Anna Maria,
ecco: le diverse pulsioni della mente e dell’animo, l’inquietudine esistenziale dettata da tante domande senza risposta, nascono tutte dalla grande voglia di vivere.
E a volte mi sorprende per quanto sia ostinata.
A 73 anni — io pure — c’è chi parla di binari morti, di luce alle spalle, di un tempo che si assottiglia fino quasi a scomparire. Io, invece, ogni mattina apro gli occhi e sento ancora un richiamo in avanti.
Lo sento nelle cose piccole: nel caffè che preparo senza fretta, nella luce che entra dalla finestra e non chiede spiegazioni, nei passi che non sono più leggeri ma sono più sicuri. Lo sento quando ci guardiamo e sappiamo, senza dirlo, che siamo ancora qui, presenti.
Il tempo non mi pesa addosso come una condanna. Mi accompagna.
Ha tolto l’urgenza, non il desiderio.
Ha tolto il rumore, non il senso.
Alcune porte si sono chiuse, è vero, ma non erano quelle giuste per me, adesso.
Cammino ancora, e non per abitudine. Cammino perché voglio. Perché mi interessa vedere cosa c’è oltre il prossimo giorno, la prossima stagione, il prossimo pensiero. Finché questa voglia di vivere mi trascina, non accetto l’idea di un binario morto.
La luce non è un ricordo: è qui, adesso, e mi basta.
Con affetto,

Giacomo Garzya
Trieste, 15 gennaio 2026

(Giacomo Garzya fotografato a Grignano dalla moglie Paola il 22 maggio 2021)

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