GIACOMO GARZYA, SULLE ICONE TRA ANTICO E MODERNO, 10 SETTEMBRE 2026

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SULLE ICONE TRA ANTICO E MODERNO

 

Sin da piccolo mio padre Antonio, insigne filologo classico e bizantinista, attraverso i tanti viaggi compiuti insieme – formativi in primo luogo sul piano umano e culturale – mi consentì di avvicinarmi direttamente alla grande tradizione dell’arte sacra orientale. Visitando numerose chiese di rito ortodosso e i monasteri più importanti, non solo in Grecia, ma in tutta la penisola balcanica, ebbi infatti occasione, soprattutto in due viaggi, nel 1965 e nel 1971, di ammirare alcune tra le più significative testimonianze della produzione iconografica dei secoli passati.

Quell’esperienza, rimasta profondamente impressa nella mia sensibilità, si è rinnovata nel tempo. Nel 2011, nei monasteri della Bucovina, ho ritrovato quella sorta di full immersion nell’universo delle icone che aveva accompagnato la mia adolescenza. Ancora più recentemente, il 3 maggio dello scorso anno, in Montenegro, ho visitato il celebre monastero di Ostrog, meta di pellegrinaggi e custode delle reliquie di San Basilio di Ostrog, e, il primo luglio, in Bosnia, il monastero di Kraljeva Sutjeska.

È dunque anche alla luce di questo lungo rapporto, non soltanto intellettuale ma soprattutto diretto e visivo, con l’arte dell’icona, che ho guardato all’opera di Caroll Rosso Cicogna. Il confronto tra antico e moderno non nasce, nel mio caso, da una semplice esigenza di accostamento critico, ma dall’esperienza concreta di due modi, lontani nel tempo ma sorprendentemente vicini, nell’intento, di concepire l’immagine come luogo di spiritualità, meditazione e apertura al trascendente.

Conoscendo direttamente il suo più recente iter artistico e, attraverso il suo sito web, il suo precedente percorso nel campo affascinante dell’Arte Sacra, devo dire che la sua ricerca e la sua produzione appaiono oggi come l’esito di un’esigenza spirituale che era già presente, in nuce, fin dagli inizi degli anni Ottanta.

La svolta nella vita di Caroline Rosso Cicogna avviene nel 2003, quando, abbandonando uno stile di vita professionale itinerante, sceglie di dedicarsi a un percorso più interiore, nel quale spiritualità e ricerca artistica vengono progressivamente a intrecciarsi. Tra Nizza e Trieste, città cosmopolite e insieme città di confine, approfondisce la pittura sacra attraverso un rigoroso percorso di formazione presso artisti e maestri della tradizione francese e italiana, dedicandosi in particolare all’arte dell’icona e della miniatura.

Si apre così un lungo percorso artistico che, dopo una prima fase profondamente legata alla tradizione cristiana – attraverso opere nelle quali tecnica, preghiera e meditazione si fondono – conduce nel 2015 alla sua prima mostra personale a Trieste e, nello stesso anno, alla pubblicazione di “Spirales de Vie”, antologia trilingue (francese, inglese, italiano) delle sue opere.

È tuttavia a partire dal 2018 che Caroll evolve verso un linguaggio più astratto, direi sperimentale e insieme fortemente personale, in seguito all’incontro con un maestro dell’arte sacra astratta. È proprio in questa fase che il dialogo tra passato e presente diventa particolarmente evidente: la tradizione dell’icona non viene semplicemente riprodotta, né tantomeno abbandonata, ma viene interiorizzata e tradotta in un linguaggio contemporaneo.

Materiali preziosi, come l’oro e i pigmenti naturali, convivono così con elementi più moderni e poveri, quali l’acrilico e il polistirene estruso. Ne nasce uno stile originale, nel quale antico e contemporaneo dialogano attraverso la materia, la forma e il colore, dando vita a una pittura fortemente spirituale e luminosa. In questo processo la foglia d’oro conserva un ruolo centrale: rimane simbolo del Divino e, al tempo stesso, costituisce il filo conduttore che permette di riconoscere, sotto la diversa veste formale, la continuità profonda tra l’antica espressione iconografica e la ricerca contemporanea di Caroll.

È forse proprio qui che la mia esperienza personale dell’arte delle icone trova il suo punto d’incontro più significativo con la sua opera: nella consapevolezza che la contemporaneità, per essere autenticamente spirituale, non deve necessariamente rompere con la tradizione, ma può farla riemergere attraverso forme nuove. L’immagine cambia, la materia cambia, il linguaggio cambia; permane tuttavia la tensione verso ciò che l’immagine non può completamente rappresentare, ma soltanto suggerire.

La pittura di Caroline Rosso Cicogna è stata presentata in diverse esposizioni in Francia e in Italia, tra cui le personali “Senso”, del 2022, e “Spirali di Vita”, del 2025, alla Galerie des Dominicains di Nizza.

 

Trieste, 10 settembre 2026

Giacomo Garzya

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *