GIACOMO GARZYA: ho ritrovato, questa mattina, nel mio archivio la bella presentazione che, l’8 novembre 2019, all’Università di Trieste, l’amica Anna Piccioni dedicò al mio libro, appena pubblicato, “L’amore come il vento. Poesie (2011-2015) (Napoli, 2019)”.

Ho ritrovato, questa mattina, nel mio archivio la bella presentazione che, l’8 novembre 2019, all’Università di Trieste, l’amica Anna Piccioni dedicò al mio libro, appena pubblicato, “L’amore come il vento. Poesie (2011-2015) (Napoli, 2019)”.

Un gesto di grande accoglienza e gentilezza nei miei confronti, io che ero triestino soltanto dal maggio di quell’anno.

Ripropongo qui il suo intervento, testimonianza della sua sensibilità e della sua generosità intellettuale. Anna è una donna colta, una critica acuta, una lettrice appassionata, vorace conoscitrice dei classici della letteratura.

Un ricordo che conservo con gratitudine e affetto.

 

“L’amore come il vento”

 

Apro il libro e mi preparo a leggere versi, parole della poesia di Giacomo Garzya. Con grande sorpresa la prima parte sono versi scritti in francese, una lingua che amo e conosco. Il francese ha una sua musicalità e un magnetismo che s’intreccia con le corde del cuore. I versi incantano, prendono, trascinano verso l’infinito:

“È così piacevole ascoltare la tua voce lontana/ è così piacevole moltiplicare le tue dolci parole/ è così piacevole guardare il cielo/ e seguire le scie degli aerei, / che portano a te,/ è così bello scriverti parole d’amore/” (p. 21).

La morte di una figlia è straziante, ma il dolore sofferto in comunione con la moglie

“Dietro il vetro appannato,/ una donna che guarda/ con gli occhi perduti nel vuoto,/ una figlia nel fiore degli anni/ ha perduto” ( p. 45)

non toglie il ricordo di momenti felici, di immagini incancellabili: l’ineluttabilità della morte non toglie la speranza di ritrovarsi in un altrove, la finitezza dell’esistenza contrapposta all’infinità di un mondo altrove che non appartiene a noi vivi:

“Tu non arrivi, tu non verrai,/ perché non dovevi partire,/ perché tu non esisti/ che per le tue brughiere” (p. 23).

Un esistere, ex-stare, stare fuori ma non nega l’esserci e poi:

“non un giorno passa/ senza che lei non preghi per me/” (p.27).

Il sogno supera la realtà, è un luogo vero vissuto, è rimedio al dolore che la vita ci mette davanti.

Giacomo Garzya è il poeta dell’Amore…”Cos’è l’amore se non darsi/ un bacio e stringersi forte?” (p. 33), dell’amicizia…”…e i raggi del sole/ una bella amicizia riscaldano,/ noi seduti all’aria aperta…” (p. 44).

E per finire questa prima parte, la musica, i suoni, le note del violino e pianoforte che confortano: l’anima trasportata nel passato dal suono nostalgico del violino, riportata al presente dal fermo suono del pianoforte “…e gli archi si tendono verso il passato,/ mentre il pianoforte guarda/ verso il presente,/ non so perché…”…”Je ne veux pas tourmenter moi même…” (p.47).

 

Paola e Fanny, Parigi 6 giugno 2006 (giorno della Cresima. Cattedrale di Notre-Dame)

“L’amore come il vento”: il vento uno degli elementi più cantati dai poeti: elemento liberatorio che deterge e libera, fa librare e vibrare l’anima in tutte le sue corde; stacca dalle sconfitte e dal dolore.

Il vento e l’Amore:

“…il vento possente del mare/ a cui nessuno resiste,/ solo il marinaio provetto,/ solo un amore infinito” (p. 151).

La poesia di Garzya è un canto alla natura, alla donna, all’Amore. Ogni luogo visto dal poeta suscita emozioni e sentimenti profondi, che producono una metamorfosi: il poeta è il luogo.

Nei suoi versi c’è sempre un interlocutore, un tu: la poesia non è introitata, ma è condivisa con qualcuno o qualcuna che comprende, e si assiste a una fusione di anime e luoghi. La Donna e la Natura si fondono in un unico abbraccio che accoglie lo spirito tormentato del poeta:

“Correvo senza una meta/ là dove gli abeti e i pini/ si esaurivano nella tundra/ là dove gli ermellini, le volpi,/ le lepri immacolate/ fanno capolino/ nelle distese innevate/ e tu donna eri lì/ come un angelo/ a accogliere i miei tormenti/ a lenire la mia solitudine/ a lievitare la mia esistenza/ col tuo amore nel mio (p. 166).

 

La Natura del poeta è quella del mondo classico, dei miti, la Natura dei cantori classici.

Anna Piccioni

Trieste, primo Novembre 2026.

 

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