GIACOMO GARZYA: SUE POESIE SULLO SPIRITO CHE EMANA LA MONTAGNA: DALL’ALTA VAL VENOSTA ALL’ENGADINA, DALLE DOLOMITI AGLI APPENNINI  

Il mio forte e duraturo legame con le splendide montagne dell’Alta Val Venosta, da me frequentate negli anni 1985, 1986, 1987, 1997, 2019, 2021, 2022 e 2025, si legge anche nelle mie poesie già edite sulle Alpi Retiche, qui ripubblicate, aggiungendo quelle dedicate agli Appennini, una anche alle Dolomiti, quale segno tangibile – insieme ai numerosi scatti fotografici che confluiranno in un libro sulle conseguenze del cambiamento climatico nel corso del tempo – del mio amore per la montagna. Una passione coltivata fin da ragazzo nello scautismo: vivo è ancora il ricordo del luglio 1969 quando, durante un campo scout in Val di Fassa, ebbi la responsabilità, a soli 16 anni, di essere Capo dei lupetti.

L’Alta Val Venosta, in questi quarant’anni, ha saputo conservare intatti i suoi paesaggi, la sua anima e le sue tradizioni. Un vero miracolo di intelligenza, sensibilità e amore per le proprie millenarie radici. A Malles Venosta, tra l’altro, si trova la chiesetta di San Benedetto, preziosa testimonianza di una storia che affonda le proprie origini nell’età carolingia.

Nelle fotografie, scattate allo Schaubachhütte, in Val di Solda, ai primi di agosto del 1987, mia sorella Chiara e io ci fotografammo a vicenda davanti all’Ortles, conservando per sempre il ricordo di giorni indimenticabili trascorsi tra queste montagne meravigliose.

 

Giacomo Garzya

 

 

IN ALTA VAL VENOSTA

 

 

HAIDERSEE

 

Lago

del mio sognare

scintilli come occhi

rutilanti d’amore.

 

Nel buio della scena

la luce lì al centro

fra due barche

di tenerezza ardente

gli animi pervade

 

l’animo, il cuore, di chi s’incontra.

 

La ragione di te è schiava

amore.

 

Napoli, 24 aprile 2002

 

 

 

MONTAGNE CARE

 

 

“La mia solitudine – che, come

           capita in montagna alle grandi

           altitudini, spesso mi toglieva

           il fiato e mi faceva sudare sangue

           dai pori – è ormai, per lo meno

           una solitudine in due. Quale

           prodigio!”.

          

  1. Nietzsche

 

 

 

Stretti dalla morsa

del ghiaccio perenne

 

aguzze le vette

 

Ortles, Zebrù, Gran Zebrù

vi ho amati

errando

per sentieri solinghi.

 

Alta la quota,

fermo il desiderio

di ascendere più su

 

sino a toccare Te.

 

Napoli, 11 maggio 2002

 

 

CEVEDALE

 

Come piramidi

le cime

 

bianco

 

solenne

nella tua solitudine,

ai venti gelidi

indomito resisti

e giochi con l’ombra

delle nuvole in fuga.

 

Miraggio di luce

 

rampone

dietro rampone

 

tra i crepacci invano

ti inseguo

 

perdutamente tuo.

 

Napoli, 11 maggio 2002

 

 

 

QUIETE

 

I tuoi pensieri

si confondono nel verde

dei prati e dei boschi,

fin sulle creste aride,

macchiate dal bianco

immacolato dei ghiacci.

È la montagna dei tuoi

ricordi, nulla è cambiato,

neanche l’odore penetrante

dei fienili e delle malghe.

Le mucche al pascolo

ti danno anch’esse un senso

di pace e di quieta tranquillità

lontane dal frastuono delle città

e dagli orrori delle guerre,

dei drammi quotidiani

degli annegati, dei torturati.

Così i tuoi pensieri,

permeati dalla bellezza della natura,

non possono, in questi luoghi,

non scontrarsi con le vicende

dell’uomo e della vita.

 

Schlinig, 23 luglio 2019

 

 

 

DALLA PLAINEILTAL A MALS

 

Il suono della campana,

a ogni quarto,

è come se volesse interrompere

il fragore vorticoso del torrente

nella sua corsa a valle.

Interrompe

il regolare fluire delle cose,

porta a pregare nella vicina

chiesetta romanica,

a ricordare il tempo nel lavoro

dei campi.

Sono solo attimi di distrazione,

poi il frastuono incessante

riprende,

perché così vuole la natura

della montagna.

 

Schleis, 26 luglio 2019

 

 

 

ALLE ALTE QUOTE

 

L’alta montagna,

spesso, nelle notti d’estate,

ti fa godere il cielo stellato.

Il firmamento è uno spettacolo

nel suo nitore e la via lattea

pare che voglia confondere

lo sguardo col suo evanescente

biancore.

Tutto è immenso allo sguardo,

come tante anime,

le stelle ci guardano e forse

ci giudicano,

noi tante formiche, un giorno,

forse, stelle anche noi.

 

Schleis, 27 luglio 2019

 

 

 

MALS

 

L’arpa e l’organetto

dominavano il brusio

della piazza,

là dove più in là scorreva

impetuoso un ancora piccolo Adige,

il mio fiume degli anni belli della vita.

Il suono della festa si intrecciava

col luccichio dei tuoi occhi,

felici di queste piccole cose,

che solo la montagna sa dare.

L’arpeggio volava alto

e gli applausi giungevano

alle malghe più su,

su dove il tempo pareva fermo,

tra una nebbiolina, che diradava

al primo colpo di sole.

 

Mals, 4 agosto 2021

 

 

SCHLINIGTAL

 

Il fresco ombreggiare dei larici

e dei pini,

il verde intenso dei prati,

lo stagliarsi in alto del Piz Sesvenna,

danno all’anima un gran senso di pace.

Oggi la mia nipotina,

un tempo lontano, ma sempre vivo

nel ricordo, le mie figliolette,

tutte in marcia per la valle di Slingia

e, sul sentiero della Via Crucis,

a raccogliere fiorellini azzurri,

a inalare aria pura di montagna.

 

Le piccoline, ieri e oggi,

nello stesso rifugio, a ascoltare rapite

le piccole storie dei nonni, a amare

le stesse montagne.

 

Schlinigeralm, 1° agosto 2022

 

 

PAOLA

 

Quando il sole

fa capolino fra le nuvole,

penso al tuo sorriso,

che si distende radioso sui prati,

quando ritorni da me.

Tu sei il mio bastone, sempre,

e non potrei percorrere i sentieri

della vita, senza di te.

 

Haideralm, 5 agosto 2022

 

 

INQUIETUDINE

 

Il cuore pulsa con un forte battito

per te, tra i sentieri impervi della montagna.

Davanti alla bellezza delle più alte cime

innevate, avvolte da nuvole cangianti

di minuto in minuto, e a quell’improvviso

chiarore, che dà luce agli occhi,

in una giornata plumbea,

tu non puoi non volteggiare libero,

attorno al campanile svettante nella valle,

con uno stormo di uccelli,

inquieti testimoni della tua inquietudine.

 

Mals, 6 agosto 2022

 

 

IL SENTIERO

 

Il sentiero era impervio

e scosceso,

ma la fatica della salita

era compensata

dal raggiungimento della meta.

Così è la vita,

un sali e scendi per di nuovo risalire,

scansando gli ostacoli,

che innumerevoli si incontrano.

La vita è come la montagna,

va vissuta pienamente,

altrimenti è triste e buia.

 

Schleis, 7 agosto 2022

 

 

CONTEMPLAZIONE

 

Il cielo alle alte quote,

fin su ai confini dell’atmosfera,

è terso, di un azzurro surreale,

dopo qualche giorno di nuvole basse

nei fondovalle e foriere di pioggia,

di temporali.

Oggi le creste delle montagne più alte

giocano con nuvole dal bianco candore,

immobili per l’assenza di vento

e raffiguranti le più bizzarre espressioni

dei grandi pittori,

che sollecitano tanto la fantasia dei piccini.

Il tempo scorre lento, se non si cammina,

e dà la possibilità di stordire la mente,

davanti alla bellezza della natura,

e quanto più si è in alto,

più è facile toccare con le dita protese,

con l’accorata preghiera, il Dio dell’universo.

 

Haideralm, 8 agosto 2022

 

 

DAL GHIACCIAIO DI SOLDA

 

A quasi tremila metri,

il sole picchia sulla fronte, acceca gli occhi,

più che nei lidi marini più assolati,

e lo spettacolo dei ghiacciai,

per quanto erosi da un caldo innaturale,

resta abbacinante.

Adoro l’alta montagna. È il sublime.

Così, non posso non ricordare i miei cinquemila

in Perù, sulle Ande sacre agli dei,

le aquile libere nel dominio dell’aria e i condor

del Cañon del Colca,

le ali davvero imponenti, maestosi nel risalire

lentamente dai nidi, con le correnti ascensionali,

fin su alle vette più alte.

Qui sulle Alpi Retiche, i ricordi di un tempo lontano

e il presente,

mi spingono a rievocare l’avventura sul ghiacciaio

del Miage, che scendeva maestoso dal Bianco,

fino a precipitare nel lago, con i suoi iceberg.

Cinquant’anni fa, nell’alta Val Veny,

e in tutto l’arco alpino,

non si aveva paura di affrontare le distese

di ghiaccio, anzi era un motivo di beatitudine

ascoltare i rumori della montagna, lo scroscio d’acqua

e tutto viveva secondo natura, come vive un albero,

come ognuno di noi.

Qui, solo il bianco puro del Cevedale resiste,

più che altrove gli altri ghiacciai,

che si stanno spegnendo in una rapida agonia

e possono essere, nei loro scricchiolii, segnali di morte.

 

Schaubachhütte, 9 agosto 2022

 

 

DAL PLANTAPATSCH A SCHLINIG

 

Il sentiero, che porta a valle,

è molto scosceso, esposto, a zig-zag,

una direttissima da affrontare

pensando alla ricompensa

di una Weizen Weihenstephan gelata,

la birra preferita da molti escursionisti,

una bavarese, che puoi trovare in tutte le valli

e nei rifugi del Sud Tirolo,

e persino sull’Epomeo, nell’isola d’Ischia.

Quando scendi per questo sentiero,

metti a dura prova i quadricipiti,

più che nelle salite.

Si deve frenare di continuo, ma tra una pausa

e l’altra si può, si deve, ammirare il paesaggio,

con i pini fitti, fino ai duemila, per poi diradare

più su, lasciando tutto lo spazio all’erba

e poi alle petraie.

Il tutto, respirando alle alte quote,

un’aria più rarefatta, che aumenta il senso di pace.

A valle, o su nelle malghe, i profumi tipici

dell’erba fresca di montagna, come erba

o fieno bagnati,

e l’odore delle mucche placide, con i loro vitellini,

in un candore virgiliano, antico il pascolo,

fino alla notte dei tempi.

È qui, in queste semplici cose, la gioia di chi ama

i monti.

 

Haideralm, 11 agosto 2022

 

 

IN ENGADINA

 

 

SILVAPLANA

 

Primi di agosto 1881 a Sils – Maria,

             a 6000 piedi al disopra del mare, e

             molto più in alto di tutte le cose

             umane!”.

 

  1. Nietzsche

 

 

Stordito dal luppolo

macerato

nell’assenzio

della volontà

che non muore

 

con lo sguardo

cieco

verso Passo Maloja

carezzo te Silvaplana

 

dalla piena

solitudine

preso.

 

Napoli, 2 giugno 2002

 

 

 

APPENNINI

 

 

DA CERVICATI, IL POLLINO

 

 

                       al compianto carissimo amico

                      Enzo Pagliaro, generoso e buono

 

 

In Cervicati

mandorle e fichi

dove batte

sulla rocca greca

il vento.

 

Innevata la catena

a Nord

novello di qui

scorre,

come mandorli

in fiore scorrono

sul bianco Pollino.

 

Napoli, 1° marzo 2003

 

MOLISE

 

              a Giacinto Venditti

 

Qui ad Agnone

la rondine

nello stesso nido

dalle Puglie torna

al rintocco della primavera.

 

In alto

Monte Campo

da dove

Matese

Le Mainarde

La Maiella

solitarie catene

all’orizzonte sfilano

nel loro gentile biancore.

 

E da Monte Campo

Prato Gentile

sulla cui neve

vive il passero

parco, solitario

e la lepre,

la cornacchia nera

carnivora

come faina in agguato.

 

E da Vallesorda

ancora Monte Campo

bianco

che il silenzio avvolge

come l’edera il faggio

come l’abetaia

il cuore del merlo.

 

Capracotta, 23 aprile – 10 maggio 2003

 

 

 

LA MAIELLA

 

Soffioni di nubi

fasciano

le tue cime

zebrate

di roccia e ghiaccio

 

armoniche

come note di liuto

che tingono d’oro

la voglia di essere.

 

Prato Gentile (Capracotta), 31 maggio 2003

 

 

 

 

MONTE SANT’ANGELO

A TRE PIZZI

 

Su Positano, a Santa Maria

del Castello,

rubrato aglianico nelle vene

scorre, in tuo nome,

Sant’Angelo a tre Pizzi,

mentre fitta nebbia, tutto

ti copre, come le brughiere

nel lontano Nord,

 

tu che domini il mare e avanti

i monti, fino ai Faraglioni di

Tiberio Augusto,

 

tu che hai visto i barbareschi

all’assalto di miti e operose

coste e i pescatori, come tutti,

fuggire per irte scale di pietra

su su fino al Castello,

 

tu che hai visto quel mio Angelo

di figlia cogliere pannocchie

aranciate, su una scala distese,

che portava a una Chiesa e a

una Croce, ora la sua.

 

E qui, solo pace,

ché lo Zefiro soffia, dai Campi

Elisi.

 

Santa Maria del Castello, 8 dicembre 2009

 

 

IL GHIACCIO E IL FUOCO

Dalla Mer de Glace,

all’Aletschfirn
e al tanto caro Langtauferer

ferner, ghiaccio eterno, tanto

ghiaccio, puri cristalli, perfetti

esagoni, che purezza danno,

come il perenne fuoco dell’Etna,

quello che è dentro la Terra
e con l’acqua dà vita a tutte le

cose.

Fuoco e ghiaccio,
opposti e uguali insieme.

Il ghiaccio il dolore lenisce
e dà una dolce morte,
come al cacciatore di Similaun,
ma permette anche l’immane

tragedia dei Gulag, o le Retraites

de Russie, di tanti eserciti

sconfitti dal gelo.

Un senso di puro
e di pace dà il bianco abbagliante
e porta a sognare e a pregare,
quando le creste dei monti più alti

tocchi, là dove l’infinito è sovrano,
là dove si palpa il divino.

Il fuoco gli eretici purificava e le

streghe, da Hus alla santa pulzella,

arsa a Rouen, a Savonarola e

Bruno, generatori d’idee.

Nel cuore dell’Urbe cattolica,

un Campo de’ fiori a nobilitare

un’abiura mai venuta e

la Cancelleria tetra, da cui gli eroici

furori d’un Uomo, il palco, le fascine

e il fuoco senza paura,

senza rimpianti guardavano.

Questi i ricordi più alti.

Il massacro nei Campi fatti di forni,

invece, inermi e ignare masse ha

colpito.
È stato del tutto insensato
e nessuna giustificazione a ciò,
l’uomo, la storia, possono dare.

Ma il fuoco è anche caldo
e brucia i panni degli appestati
e cauterizza e ristora.

È anch’esso sacro e divino.

Napoli, 24 dicembre 2009

 

LA BAIA DI NAPOLI

 

Alle quote più alte, oggi,

laddove un tempo era padrone il fuoco,

un Vesuvio, rivestito d’un niveo manto,

le pendici e la piana intorno sovrasta

e il suo primato sul Golfo più bello tuona,

la Baia di Napoli,

le cui meraviglie Goethe spigolò con nordico

pudore, come i colori contrastati della città,

dei caratteri, degli umori, dell’umana miseria,

dello sfarzo altero dei potenti.

 

Egli non vide che il bianco dell’Etna,

dalla sommità dei Monti Rossi,

e lo Sterminator  Vesevo,

il rosso fuoco e, primavera inoltrata,

il giallo dell’odorate ginestre,

che Leopardi fece poesia,

a un passo dalla città che giovane lo rapì,

una città ferace, a volte feroce,

ma che sempre ispira.

 

Napoli, 13 gennaio 2010

 

 

 

DOLOMITI

 

 

PASSO ROLLE

 

Il sole filtra tra pini, larici,

abeti rossi,

su baite antiche di pietra,

e come serpente porta la strada

fin su al passo,

Rolle si chiama il passo,

e piú su dal Castellazzo,

il Cimon della Pala,

che sulla Marmolada si apre,

un tempo teatri di guerra,

ora percorso del Cristo pensante,

di giovani che la pace di queste

cime respirano nell’anima,

tra venti, nebbie, che pietosamente

coprono i morti della montagna.

 

Rifugio baita Segantini, 9 ottobre 2014

 

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