GIACOMO GARZYA SCRIVE AD UN’AMICA SU UN TABÚ CHE ACCOMPAGNA IL NOSTRO TEMPO

Cara Anna,

per riprendere una nostra recente conversazione, vorrei aggiungere che le inquietudini della mente e dell’anima, e le tante domande senza risposta, nascono spesso dalla paura della morte. Basta il suo solo pensiero per far parlare qualcuno di binari morti, di luce alle spalle, di un tempo che si assottiglia.
Io, invece, ogni mattina sento ancora un irresistibile richiamo della vita. Una voce che mi invita a vivere giorno per giorno, senza inseguire il domani, quasi abolendo l’idea stessa del futuro, perché la luce non diventi un ricordo.
La luce è qui, adesso, e mi basta.
Per molti il pensiero della morte diventa una presenza fissa, soprattutto quando gli anni avanzano. Io, invece, l’ho lasciato andare. La gioia di vivere mi aspetta a ogni risveglio: nel caffè preparato senza fretta, nella luce che entra dalla finestra, nei passi più lenti ma più sicuri.
Il tempo non mi condanna: mi accompagna.
E finché questa voglia di vivere mi trascina, non esistono binari morti. La luce non è alle spalle. La luce è qui, adesso, e mi basta.

Un caro saluto,
Giacomo

Trieste, 20 giugno 2026

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