GIACOMO GARZYA SUGLI SGUARDI DEGLI ALBERI DI DUNJA NEDELJKOVIC SERAFIN, 9 OTTOBRE 2026

Barcolana58

La pittura che diventa poesia, la natura che si fa specchio dell’anima. È con questo sentimento che fotografo gli intensi sguardi degli alberi di Dunja, presentati, come sempre in modo mirabile, dalla Critica d’Arte, architetto Marianna Accerboni.

Sono sguardi che penetrano nel profondo, che scuotono l’anima e parlano senza parole. Raccontano la storia di Dunja, una vicenda umana che prende avvio da un noce e si snoda attraverso betulle, tronchi e cortecce, trasformando la materia viva degli alberi in una potente metafora dell’esistenza.

In quelle cortecce si leggono le ferite della vita, le tracce del dolore, le cicatrici del tempo. Eppure, anche là dove tutto sembra spezzato, sopravvive la forza luminosa del sole: quella stessa energia che consente di rinascere dalle proprie ceneri, di ritrovare la speranza e di continuare a vivere.

Foto e video di Giacomo Garzya, 9 ottobre 2026

Opere commoventi, toccanti, nelle quali la pittura si intreccia alla poesia e ogni segno diventa memoria, ferita e rinascita.

Molto emozionanti anche la lettura della nota biografica di Dunja sul retro dell’Invito e, a suggellare questo intenso vernissage, le note del violino del figlio, Serafin Vuk.

Pittura e poesia, quindi, alla Sala Comunale d’Arte, in piazza dell’Unità d’Italia,

perché anche gli alberi feriti continuano a cercare la luce e, nel silenzio delle loro cortecce, ci trasmettono la meravigliosa voglia di vivere. Giacomo Garzya, Trieste, 9 ottobre 2026.

 

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